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"sapevano e mi lasciavano fare"

I verbali d'interrogatorio del giovane trader: "Finché ho guadagnato
nessuno mi ha detto niente. Ma non potevano non vedere come operavo"

Société Générale, parla Kerviel
"Sapevano e mi lasciavano fare"

E spiega che, in passato aveva fatto guadagnare grosse cifre
ed era stato costretto a nasconderle. Poi, il 18 gennaio, il crollo
dal nostro corrispondente GIAMPIERO MARTINOTTI

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Jerome Kerviel


PARIGI - I miei superiori erano al corrente e lasciavano correre. E' questa la linea di difesa di Jérôme Kerviel, il trader di 31 anni che ha fatto perdere alla Société Générale 5 miliardi di euro. Ampi estratti dei suoi verbali di interrogatorio sono stati pubblicati dal nuovo sito Mediapart. fr e da Le Monde. E danno un quadro di quel succede nel mondo della finanza, nelle grandi banche, dove i confini tra investimenti finanziari e speculazione sembrano molto labili. Vediamo la versione di Kerviel, che i magistrati dovranno verificare e che non deve essere presa come oro colato.

"Non posso credere che i miei dirigenti non avessero coscienza dei montanti che impegnavo, è impossibile generare tali profitti con piccole posizioni. Fino a che si guadagna e non si vede troppo, nessuno dice niente. Giorno dopo giorno, con un'attività normale ed esposizioni normali, un trader non può generare tanto cash". Parole che accusano tutta la struttura dei controlli e la filosofia che li sottintende. Kerviel ha infatti detto di aver fatto guadagnare soldi alla banca.

Una prima volta, nel 2005, ha guadagnato 500 mila euro speculando sui titoli della Allianz: gli è stato detto di stare attento ("hai avuto fortuna") e di non riprovarci. Lui ha fatto di testa sua: nel 2007 è riuscito a far profitti per 1,4 miliardi, ma trattandosi di operazioni non autorizzate dai suoi superiori le ha nascoste, lasciando apparire solo un utile di 55 milioni, che gli ha fruttato un premio (ormai virtuale) di 300 mila euro: "Per quel che mi riguarda, questa valorizzazione a 1,4 miliardi è certo importante, ma arrivata troppo rapidamente - da 500 milioni a fine ottobre 2007 a 1,6 miliardi a fine novembre - perché potessi dichiararla senza avere noie. E' vero, lo ammetto, che è sproporzionato con il risultato dichiarato, anche quello sproporzionato". E ha utilizzato una formula curiosa per definire i rapporti fra trader e controllori: "Non visto, non preso. Ma se vieni pizzicato, t'impiccano".


Com'è andata esattamente? "Al 31 dicembre 2007 il mio 'materasso' ammontava a 1,4 miliardi, ancora non dichiarati alla banca. A questo stadio, sono travolto dagli avvenimenti e non so come presentarlo alla banca. Nessuno ha mai realizzato questa cifra, che rappresenta il 50% del risultato del ramo azioni indici della Société Générale. Non so come gestirlo, sono contento, fiero di me, ma non so come giustificarlo. Dunque, decido di non dichiararlo e, per occultare questa somma, realizza un'operazione fittizia di segno contrario". Per far apparire appena 55 milioni Kerviel falsifica un mail. Poi punta sul rialzo dei mercati. Il 18 gennaio, il giorno in cui vengono scoperte le sue manovre, è in positivo al mattino, in negativo la sera: "Mi dico che vedrò il da farsi il lunedì successivo, ma non potevo sapere che non sarei più stato un dipendente della Générale".

Perché lo ha fatto? "Le motivazioni sono diverse, ma prima di tutto ho avuto in testa di far guadagnare soldi alla mia banca, è la mia prima motivazione. In ogni caso, non volevo arricchirmi personalmente. Le tecniche che ho utilizzato non sono per niente sofisticate, al contrario di quel che dice la stampa specializzata, e credo che qualsiasi controllo effettuato correttamente possa scoprire queste operazioni". E poi c'è il suo desiderio di rivalsa: meno bardato di diplomi di molti suoi colleghi, quindi guardato un po' dall'alto in basso, voleva dimostrare il proprio valore facendosi valere sui mercati. E per difendersi ha chiamato di nuovo in causa i suoi superiori: "Più l'équipe genera cash, più il manager è finanziariamente interessato".

E i dirigenti sospettavano, dice Kerviel, perché hanno mandato molti mail ai suoi collaboratori per chiedere spiegazioni. E poi dovevano stare attenti a un particolare: "Il semplice fatto che abbia preso solo 4 giorni di ferie avrebbe dovuto allertare la mia direzione. E' una regola primaria del controllo interno. Un trader che non va in vacanza è un trader che non vuol lasciare il suo 'book' a un altro".

Quando gli inquirenti gli chiedono se non temeva di essere scoperto e punito, Kerviel risponde papale papale: "La sanzione non potevo valutarla. La banca ha come obiettivo principale di guadagnare soldi. Come giustificare una sanzione contro un trader che genera un risultato positivo di 1,4 miliardi di euro?".

Kerviel ha spiegato alcune tecniche correnti, in particolare quella del 'materasso': "Questa pratica è utilizzata al solo scopo di dissimulare la valorizzazione. La valorizzazione dissimulata è lasciata alla discrezione di ognuno, al feeeling. Lo fanno anche i manager sul risultato ottenuto dalle loro équipe. Quando un manager, a un determinato giorno dell'anno, pensa che il suo desk abbia raggiunto i suoi obiettivi di perdite e profitti, può decidere di riportare la tesoreria sull'esercizio successivo, nascondendola con diversi mezzi. Ci sono usi che permettono una certa flessibilità, accordata in modo circoscritto a un manager attraverso discussioni con il suo dirigente. Si possono superare i limiti per parecchi giorni e farsi richiamare all'ordine, a meno che non si riesca a trattare un superamento più importante, il che è eccezionale".

gatosan @ 17:30 Tags:

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