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cosa rischi andando negli USA

La storia di Erla Ósk Arnardóttir


Fonti:

LOST - Blog by Erla Ósk Arnardóttir Lillendahl

A young blonde Icelandic woman's recent experience visiting the US - Sott.net

Attenzione a quando si viaggia negli USA: la polizia non dimentica - Travelblog

Durante le ultime ventiquattro ore ho probabilmente subito la più grande umiliazione a cui sia stata mai sottoposta. Nel corso di queste ultime ventiquattro ore, sono stata ammanettata e incatenata, mi è stata negata la possibilità di dormire, sono rimasta senza cibo e bevande e sono stata confinata in un luogo senza che nessuno sapesse dove mi trovavo, imprigionata. Adesso sto cominciando a cercare di capire tutto questo, riposandomi e rivedendo il susseguirsi degli eventi che hanno avuto inizio nel modo più innocente possibile.

Domenica scorsa io e poche altre ragazze cominciavamo il nostro viaggio per New York. Andavamo a fare shopping e ha goderci lo spirito del Natale. Avevamo scelto la comodità della prima classe, bevevamo vino bianco e ci aspettavamo di fare shopping, mangiare del buon cibo e goderci la vita. Quando siamo atterrate al JFK ebbe inizio il tradizionale processo di disembargo.

Ci vagliarono e procedemmo per il controllo passaporti. Mentre stavo aspettando che si concludesse l'esaminazione del mio passaporto, sentii un funzionario dire che c'era qualcosa che doveva essere esaminato più da vicino e mi indirizzò alla stazione di lavoro della Homeland Security. Lì mi fu detto che, in base alla loro registrazione, nel 1995 avevo allugato il periodo consentito dal visto di oltre 3 settimane. Per questo motivo io non potevo essere ammessa nel paese e sarei stata rispedita a casa sul prossimo volo. A quel punto ho guardato il funzionario con incredulità e gli ho detto che avevo visitato New York dopo il viaggio del 1995 senza incontrare alcuna difficoltà. Seguì un dettagliato interrogatorio.

Sono stato fotografata e mi hanno preso le impronte digitali. Mi sono state fatte domande che non avevano nulla a che vedere con la questione a portata di mano. Mi è stato vietato di contattare chiunque per informare sulla mia condizione e anche se mi invitarono fin dall'inizio a contattare il console islandese o l'ambasciata, quell'invito fu successivamente revocato. Non ne so il perché.

Mi hanno fatto quindi attendere mentre cercavano ulteriori informazioni, e mi fecero sedere su una sedia di fronte alle autorità per 5 ore. [Nel mentre] ho visto i funzionari di questa sezione gestire altri casi ed era chiaro che questi uomini erano ansiosi di dimostrare il loro potere. Piccoli re affetti da megalomania. Ho fatto attenzione a rimanere completamente cooperativa, visto che non ero ancora convinta che avevano previsto di deportarmi a causa del mio "crimine".

Quando furono passate le 5 ore ero rimasta sveglia per 24 ore, mi è stato detto che erano in attesa degli ufficiali che mi condussero poi in una sorta di sala d'attesa. Qui mi avrebbero dato un letto su cui riposare e del cibo, e sarei stata perquisita. Cosa pensavano mai di poter trovare questo posso immaginarlo. Infine apparvero delle guardie che mi trasportarono al nuovo posto. Vidi il letto, come in un miraggio, ero assolutamente sfinita.

Ma quello che venne fuori era un'altra cosa. Mi portarono in un altro ufficio identico a quello in cui ero stato prima e ancora una volta un lungo attendere. In tutto, altre 5 ore. In questo ufficio mi presero tutti gli oggetti personali. Sono riuscita a inviare un solo sms ai preoccupati parenti e amici, quando mi è stato concesso un pausa al bagno. Dopo di che mi venne sottratto anche il cellulare. Dopo esser stata seduta per 5 ore mi è stato detto che erano in attesa delle guardie che mi avrebbero portato in un luogo dove avrei potuto riposare e mangiare. Poi mi hanno collocato in un cubicolo che somigliava ad una sala operatoria. Attaccati alle pareti c'erano 4 piastre d'acciaio, probabilmente destinate a servire da letto e bagno.

Ero sfinita, stanca ed affamata. Non capivo la condotta dei funzionari, visto che mi stavano trattando come un criminale molto pericoloso. Subito dopo sono stata rimossa dal cubicolo e due guardie armate mi misero contro al muro. Una catena è stata fissata intorno alla mia vita e poi sono stata ammanettata alla catena stessa. Poi anche alle mie gambe erano state messe in catene. Ho chiesto il permesso di fare una telefonata, ma fu rifiutato. Icatenata a quel modo, sono stato portata al terminale dell'aeroporto, in piena vista di tutti i presenti. Raramente mi sono sentita tanto male, così umiliata perché mi ero presa una vacanza non consentita dalla legge.

Non volevano dirmi dove mi stavano portando. Il tragitto durò quasi un'ora e anche se non ho potuto vedere chiaramente al di fuori del veicolo sapevo che avevamo attraversato il New Jersey. Siamo finiti di fronte ad una prigione. Non credevo che quello che stava accadendo. Ero sul punto di essere imprigionata? Sono stata portata dentro in catene e seguire mi sottoposero ancora ad un altro interrogatorio. Ancora una volta impronte digitali e fotografie. Mi hanno sottoposto ad un controllo medico, mi hanno perquisita e poi sono stata collocata in una cella della prigione. Mi sono state fatte domande assurde come: Quando hai avuto il tuo ultimo periodo? I cosa credi? Hai mai provato a commettere suicidio?

Ero completamente esausta, stanca e infreddolita. Quattordici ore dopo lo sbarco ho avuto qualcosa da mangiare e da bere, per la prima volta. Mi è stato dato del porridge e del pane. Ma non aiutano molto. Avevo paura e l'atteggiamento di tutti quelli che mi esaminavano era stato abissale, per usare un eufemismo. Loro non mi parlavano se non con tono brusco. Ancora una volta ho chiesto di fare una telefonata e questa volta la risposta è stata positiva. Mi sentii risollevata, ma il sollievo fu di breve durata. Il telefono era impostato solo per ricevere le chiamate e non era possibile effettuare chiamate all'estero. La guardia carceraria si era tenuta il mio cellulare in mano. Gli spiegai che non avevo potuto effettuare una chiamata dal telefono del carcere e chiesi di poter fare una telefonata dal mio cellulare. Era fuori questione. Trascorsi le successive 9 ore in una piccola cella sporca. L'unica cosa presente era una stretta sbarra d'acciaio che si estendeva dal muro, un lavandino e un bagno. Spero di non dover provare mai più nel corso della mia vita la sensazione di confinamento e impotenza che ho vissuto lì dentro.

Mi è stato di grande sollievo quando, finalmente, mi è stato detto che sarei stata portata all'aeroporto, vale a dire non prima di essere stata di nuovo ammanettata e incatenata. A quel punto non ne potevo più e mi sono messa a piangere. Li implorai di lasciare almeno le gambe libere dalle catene, ma la mia richiesta fu ignorata. Quando siamo arrivati all'aeroporto, un altro carceriere ha pietà di me e rimuove le catene dalle gambe. Anche così mi portarono nel bel mezzo del terminale dell'aeroporto ammanettata e scortata da uomini armati. Provavo una grande vergogna. Vedendo questo, la gente deve pensare che si tratti di un criminale molto pericoloso. In questa condizione mi hanno portato fino alla sala d'attesa di Icelandair, e le manette sono state mantenute fino a quando non ho preso il corridoio d'imbarco. Ero completamente sfinita da tutto questo sia nel corpo e che nello spirito. Fortunatamente ho potuto contare su persone buone, sia Einar (il capitano) che il personale di bordo hanno fatto tutto il possibile per cercare di aiutarmi. Auður, un mio amico, è stato in stretto contatto con mia sorella, e il console dell'ambasciata era stato contattato. Tuttavia, aveva ricevuto tutte informazioni fuorvianti e a tutti era stato detto che ero stata detenuta presso il terminale aeroportuale, e che non ero stata messa in prigione. Ora il Ministero degli Esteri sta studiando la questione e spero di ricevere qualche spiegazione sul perchè mi abbiano trattato in questo modo.

gatosan @ 01:05 Tags:

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